(Lo sguardo interiore)

Inside

Come lo sguardo crea il paesaggio, così lo sguardo interiore crea il paesaggio interiore, di cui la casa è il supporto, come la tela lo è di una pittura. E’ l’intenzionalità dell’atto a conferire senso all’oggetto.
Lo sguardo interiore è il lavoro necessario per trasformare in paesaggio interiore il continuo mescolarsi senza forma di pensieri e stati d’animo. Tale lavoro denota e separa aspetti e sfaccettature dell’anima che per rimanere in presenza hanno bisogno di essere posati su un oggetto, contenuti dentro una scatola, sopra una mensola, dentro uno spazio chiuso, nascosto, segreto, che è nello stesso tempo uno spazio fisico ma anche smaterializzato, come smaterializzato è lo spazio della poesia. Dunque non si può dare un’architettura degli interni, nella misura in cui non si può dare un paesaggio interiore dall’esterno.
L’architettura degli interni può essere solo architettura interiore, cioè può essere solo costruzione di sé.
Costruire il luogo in cui i singoli aspetti dell’anima, attraverso i loro correlati oggettivi, possono essere evocati, conservati e custoditi è il lavoro dell’architetto.
E’ un lavoro di sottrazione di sé, perché il migliore architetto è colui che riesce a diventare invisibile, quello il cui lavoro diventa talmente sottile da diventare essenziale, e dunque dissolversi nella naturalità degli aspetti. Ma che può diventare tale solo grazie ad un lavoro di composizione che conduca al più alto grado possibile di artificialità.
Si tratta innanzi tutto di frapporre ostacoli allo scorrere indifferente del tempo. E questo si può fare preferendo materiali che rallentino il passaggio della luce; istituendo ritmi che costringano il tempo a indugiare su ripetute cantilene; disponendo soglie che inducano il dubbio; nascondendo spazi che il tempo farà fatica a trovare.
Poi bisogna creare le occasioni perché le cose accadano, cioè pensare gli spazi, e gli oggetti che vi sono contenuti, in relazione a quello che potrebbe succedere dentro a quegli spazi, tra quegli oggetti. Scriverne le storie possibili, prevederne gli sviluppi. La forma e la dimensione delle stanze, gli spazi nascosti, il succedersi delle pieghe e degli spigoli, i colori delle pareti, il numero e la natura degli oggetti saranno così determinati da ciò che potrebbe succedere, ma che non è detto che accada. E se tuttavia dovesse accadere sarà stato per la forma e la misura della stanza, per i colori delle sue pareti, per gli oggetti che vi sono custoditi, perché il tempo al suo interno è stato condizionato.
Almeno così ci piace pensare.
Infatti l’architettura è preparazione e attesa. Cioè, a ben vedere, preghiera.
Perché ogni casa, quando è una casa, esprime una speranza.
Tutto il resto è design.

 

 

 

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