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Come lo sguardo crea il paesaggio – perché è sempre l’intenzionalità dell’atto a conferire senso e dignità all’oggetto – così lo sguardo interiore crea il paesaggio interiore, di cui la casa è il supporto come la tela lo è di una pittura.
Lo sguardo interiore è il lavoro necessario per trasformare in paesaggio interiore il continuo mescolarsi senza forma di pensieri e stati d’animo. Tale lavoro denota e separa aspetti e sfaccettature dell’anima che per rimanere in presenza ed essere richiamati hanno bisogno di essere posati su un oggetto, contenuti dentro una scatola, riparati da un muro, chiusi dietro una porta,
Dunque non si può dare un’architettura degli interni, nella misura in cui non si può dare un paesaggio interiore dall’esterno. L’architettura degli interni può essere solo architettura interiore, cioè può essere solo costruzione di sé.
Né tantomeno si può mostrare; e quando viene mostrata cessa di essere architettura e diventa qualcos’altro, il più delle volte pubblicità e commercio.

Cosa significhi “architettura come costruzione di sé” è argomento troppo serio per essere affidato alla scrittura – e per giunta in un blog!
Come scriveva Platone nella Settima Lettera, “quando si legge lo scritto di qualcuno, siano leggi di un legislatore o scritti di altro genere, se l’autore è davvero un uomo, le cose scritte non erano per lui le più serie, perché queste egli le serba riposte nella parte più bella che ha”. Questo significa che si possono scrivere cose belle e interessanti, ma non basta, e alla fine il meglio non passa.
Oltre a ciò, la sostanza delle cose non è riducibile alla sola scrittura – né con la sola scrittura è condivisibile. E tantomeno con le immagini. Vale, senza necessità di aggiungere nulla, quello che scriveva Adolf Loos: “La fotografia infatti smaterializza, mentre io voglio che gli uomini nelle mie stanze sentano attorno a sé la materia, e che essa abbia un effetto su di loro, voglio che gli uomini siano consapevoli dello spazio chiuso, che sentano la materia, il legno, che lo percepiscano con i loro sensi, con la vista e con il tatto…
Essa (la fotografia) non fa che presentare quadretti più o meno graziosi,  che deviano gli esseri umani da quello che veramente conta. Li diseduca. E’ colpa della fotografia se le persone non arredano le case per starci bene, ma per farle apparire carine”.

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