In verità.

(La Montagne Cézanne)


Il Tutto è necessariamente vero, perché se fosse falso non potrebbe essere tutto, mancando sempre il vero. Cioè se non fosse vero dovrebbe esistere qualcosa oltre al Tutto che sia vero, il che è impossibile, nulla potendo esistere oltre il Tutto. Ma che il Tutto sia vero significa che vero è solo il Tutto. Cioè che non può esistere una verità parziale, ma solo la verità per sé di una parte, la quale è non-verità per il Tutto, mentre la verità del Tutto è non-verità per ogni parte del Tutto. Significa cioè che una parte non può conoscere il vero, ma solo chi può percepire e comprendere il Tutto può conoscere il vero.
Tale vero non può essere la somma di tutte le verità parziali, ma necessariamente qualcosa di diverso, perché solo nella finzione aritmetica la somma produce un risultato definito; nella realtà ogni più semplice relazione, ogni più piccolo accostamento, produce una mutazione dell’ambiante circostante che a sua volta provoca una conseguente mutazione degli enti entrati in relazione, in una infinita e reciproca evoluzione di stati che considerata per la molteplicità degli enti dà luogo a ogni infinito possibile
La differenza tra la mente umana e la mente divina consiste nella differenza di scala della capacità di percezione: noi possiamo immaginare solo la somma di tutto ciò che esiste, ma è al di fuori della nostra portata immaginare l’unità che deriva componendo ogni singola relazione delle infinite molteplicità degli enti in continua e reciproca evoluzione.

Se ora consideriamo l’essere che siamo come un Tutto, cioè per quella molteplicità di aspetti quale in effetti è,  risulta per analogia che la verità di ogni singolo aspetto dell’ essere (cioè la percezione della realtà che ha quel singolo aspetto, che è esito di quel singolo processo in atto in quel singolo istante) è una verità corrispondente alla necessità di quel singolo aspetto, ma è una non-verità per il Tutto che noi siamo.
Esiste cioè la realtà del nostro aspetto triste, la realtà dell’aspetto felice, di quello che ha fretta, di quello contemplativo, di quello che ha mal di  stomaco, e sono tutte verità parziali, cioè verità di una parte, dunque non-verità per il Tutto, cioè per l’Essere che noi siamo, che è sempre la composizione di ogni nostro aspetto.
E dunque la verità dell’Essere, che è l’unica verità che può essere chiamata verità, e che non può essere la somma di ogni verità parziale di ogni singolo aspetto, ma non potrà che essere l’unità derivata dalla comprensione nella stessa unità di tempo di ogni singola relazione prodotta da ogni singolo accostamento di ogni più piccolo aspetto, cioè di ogni più piccola variazione di stato che siamo,  tale verità, cioè la verità che noi siamo, rimane per noi inaccessibile, essendo al di fuori della nostra possibilità.
E ancora di più la verità delle cose per noi rimane inaccessibile, e non tanto perché non è conoscibile la cosa in sé (che sappiamo non esistere), e neanche perché non è nelle nostre possibilità di conoscere l’unità del Tutto, ma piuttosto perché non siamo in grado noi,  per l’ordinario, di avere coscienza unitaria neanche della molteplicità dei nostri diversi  aspetti.
L’unica verità cui possiamo aspirare dunque è quella del nostro stato d’animo particolare, del nostro aspetto particolare, la quale sarà una non-verità per il nostro Essere tutto.

Ma questo non è un limite, come qualcuno vorrebbe farci credere. E’ una ricchezza infinita.Essa è infatti la molteplicità degli aspetti dell’universo, di cui, sebbene uno per volta, possiamo fare esperienza.

            “C’è un minuto del mondo che passa.
            Bisogna dipingerlo nella sua realtà”,

disse Cézanne.

E poi bisogna dipingere il minuto successivo; e quello dopo, e quello dopo ancora…
A questo serve la vita. A questo è servita la vita di Cézanne, e in questo senso la sua vita – intera – è un’opera d’arte.
Cioè è il tentativo di comporre in Unità i propri aspetti attraverso la registrazione del modo in cui essi si rispecchiano nella forma del mondo.
Cos’altro sono infatti tutte le Montagne di Sainte-Victoire, se non la visione, per lui una per volta, per noi unitaria, di una serie di aspetti che Cézanne era? L’Unità, che non si può percepire in un unica opera, la quale rimane frutto ed espressione di un singolo aspetto, è la vita, quando la si consideri nella sua interezza. L’opera d’arte dunque non è il singolo dipinto, ma Cézanne.
E c’è voluta una vita per farla.

Nota.

Di seguito si riproducono tutte le Montagne Sainte-Victoire.
Le opere sono ordinate, per quanto possibile, in ordine cronologico.
Le riproduzioni sono tratte dalle seguenti pubblicazioni:
BE: Benedetti M.T., Paul Cezanne, La vita e l’opera, Mondadori, 1995;
RMN: Edition de la Reunion des Musèes Nationaux, Cezanne,1995, catalogo;
MO: Museum of Modern Art, New York, The Late work, 1978, cataologo.
Il numero tra parentesi si riferisce alla pagina del testo da cui è tratta la riproduzione o al numero d’ordine del catalogo.

La citazione è tratta da M. Merleau-Ponty, Il dubbio di Cézanne, in Senso e non senso, 1948, in Italia Il Saggiatore, 1962.

Nella foto l’atelier di P. Cézanne.

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