Epigrafi

L’uomo non deve, come alcuni dicono, conoscere in quanto uomo le cose umane, in quanto mortale le cose mortali, ma deve rendersi, per quanto è possibile, immortale, e far di tutto per vivere  secondo quanto c’è in lui di più alto: se pure ciò è poco di quantità, per potenza e valore supera tutte le altre cose.
(Aristotele, Etica Nicomachea, X, 7, 1177b).


… La “dignità del lavoro” è uno dei più stolti vaneggiamenti dei moderni.

E’ un sogno di schiavi.  Tutti si affannano per continuare a vegetare miseramente. E quella necessità sfibrante della vita, che si chiama lavoro, dovrebbe essere “dignitosa”? Allora anche l’esistenza dovrebbe essere qualcosa di dignitoso.
Soltanto il lavoro compiuto dal soggetto libero dalla volontà è dignitoso. In questo senso un vero lavoro di cultura ha bisogno di un’esistenza fondata, libera da preoccupazioni.
(F. Nietzsche, Frammenti postumi, Opere, Vol. III, III, I; 7,16)

Converrai certamente che gli organismi umani, quegli animi che la natura pare aver costruito con la massima determinazione per l’umanità, siano adesso dappertutto i più infelici, proprio perché sono più rari che mai in altri tempi e in altri luoghi.
I barbari che ci circondano dilaniano le nostre forze migliori, prima ancora che esse si siano sviluppate, e soltanto la salda, profonda conoscenza di questo destino ci può salvare, così che almeno non periamo indegnamente.
Dobbiamo cercare ciò che è ottimo, far causa comune con esso, rafforzarci il più possibile e guarire nella coscienza di esso, e così acquistare forza; per riconoscere ciò che è rozzo, storto, deforme, non soltanto nel dolore ma nella sua vera natura, nell’essenza del suo carattere, del suo precipuo difetto”.

(F. Holderlin, lettera al fratello, 4 Giugno 1799).

La conoscenza sensibile dell’uomo culmina sicuramente nella bellezza, e trasfigura il mondo. Perché cerchiamo di afferrare qualcos’altro? Che cosa vogliamo raggiungere al di là dei nostri sensi? La conoscenza incessante conduce alla desolazione e alla bruttezza. – Bisogna appagarsi del mondo intuito artisticamente.
(F. Nietzsche Frammenti Postumi Vol. III tomo III parte II, 19, 145)

Pare un assurdo, e pure è esattamente vero che tutto il reale essendo un nulla, non v’è altro di reale nè altro di sostanza al mondo che le illusioni.
(G. Leopardi, Zib., 99)

Non potresti desiderare di essere nata in un epoca migliore di questa, in cui si è perduto tutto.
(S. Weil, Quaderni, I)

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