L’immagine dell’assenza

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Che cosa significa che l’immagine è il segno di un’assenza? Jean-Pierre Vernant lo spiegò bene. Ogni immagine, che sia prodotta dagli uomini con segni, colori, ma anche parole, o che sia prodotta dagli dei (riflessi, ombre, sogni) è sempre un chiamare in presenza qualcosa che è assente. Nelle immagini che ci mandano gli dei ciò è ancora più evidente perché tali figure (eidolon) non sono solo simili a ciò di cui sono l’immagine, ma ne richiamano anche l’essenza, con la voce, con le parole, con i gesti; sono, in qualche modo, una loro presenza, anche se nel momento in cui Achille cerca di abbracciare Patroclo, quello stesso Patroclo che pure gli sta parlando – non ci riesce, essendo egli contemporaneamente presente ma assente, in quanto morto.
Essendo dunque l’immagine presenza di una assenza, ed essendo la produzione di immagini la modalità immediata di percezione della realtà, l’atto stesso del percepire si configura come alienazione, come istituzione di una differenza di piano, come un portarsi fuori.
E, coincidendo l’attività percettiva con l’essenza stessa dell’essere, se ne deduce che la vita è, nel suo costituirsi come principium individuationis, qualcosa che viene a mancare. Cioè segno/immagine, essa stessa, di un’assenza.
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