La ballata di Magnolia

Tsi – tsi – davanti alla porta Magnolia tesse;
A un tratto cessa il rumore della spoletta.
Non s’odono più che i sospiri della fanciulla;
Gli chiedono: ”A che pensi? Di che ti sovvieni?”
“Non penso a nessuno; non mi sovvengo di nulla;
Ieri sera ho sentito il comunicato ufficiale.
C’era la grande chiamata alle armi del Khan:
Il nome del babbo appariva dodici volte.
Il babbo non ha figli maschi in età di partire;
E io non ho fratelli più grandi di me.
Voglio comprare un cavallo e una bardatura,
E voglio andare al posto del babbo alla guerra”.
Al mercato dell’Est compera un buon cavallo
Al mercato dell’Ovest si prende una lucida sella,
Morsi, briglie e testiera alla fiera del Sud,
E alla fiera del Nord acquista un lungo frustino.
Quella mattina lascia i suoi genitori,
La sera si ferma alla riva del Fiume Giallo.
Non ode più la madre e il padre che chiamano
Ma solo le onde del fiume che frusciano e passano.
L’indomani mattina riprende il lungo viaggio,
Al tramonto arriva alla grande Montagna Nera.
Là pure la voce dei suoi non la può più raggiungere,
E solamente i cavalli degli Unni nitriscono
Malinconici ai piedi del monte Yen.
Fa mille miglia per arrivare al Comando;
I monti e le fortezze sfilano come in volo.
Risuona la verga metallica delle guardie
Nell’aria fredda del Nord,
Sull’armatura di mille e mille soldati
I raggi glaciali si specchiano…

Il grande generale morì dopo cento battaglie;
Ma l’eroina ritornò trionfante
Dopo aver passato dieci anni sul campo.
Tornata stette dinnanzi all’Imperatore
Che l’attendeva nella Sala d’Udienza.
Per compensare tutte le sue prodezze
Si sarebbe dovuto promuoverla dodici gradi.
E per pagarla cento, mille lingotti
E anche più non sarebbero stati bastevoli.
Allora il Khan le chiede il suo desiderio:
Magnolia non vuole diventare ministro;
“Ma spero che mi darete un forte cammello
Per ritornare al mio paese natale”.
Quando seppero che arrivava la figlia
I genitori felici, l’un contro l’altro
Appoggiati attendevano fuori città.
La sorella maggiore si adorna vezzosamente,
Il fratello minore uccide il porco e il montone
Per festeggiare il ritorno della sorella.
“Riapro la porta del piano di Levante,
Mi siedo sul letto della mia stanza a Ponente;
E disfo finalmente la mia armatura,
E mi rimetto il mio vestito d’un tempo”.
Alla finestra stringe i capelli in un nodo
Come una nuvola – innanzi allo specchio
Si aggiusta il piccolo fiore finto
E si tinge la fronte lievemente di giallo.
Poi esce a vedere i suoi compagni di guerra:
Costoro gridano tutti insieme stupiti –
“Per dodici anni abbiamo vissuto insieme
Senza saper che Magnolia fosse fanciulla!

Il coniglio maschio s’acquatta grattando la terra,
La coniglia si guarda attorno con occhi vaghi;
Ma quando entrambi corrono a fior di terra
chi sa distinguere tra la coniglia e il coniglio?”

Anonimo.
Poesia cinese dell’Età di transizione (220-618 d.C.)

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