16/06/19

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La casa non è un oggetto, una cosa che puoi possedere, ma una condizione. Abitare non significa avere una casa, ma “essere” una casa. Ed essere una casa significa darsi tempo e spazio sufficienti per qualcosa che potrebbe succedere.
Significa  essere muri per instaurare pause e delimitare pensieri, stanze per racchiudere tesori, diaframmi per attenuare le sensazioni, tende per proteggersi dalle tempeste, porte per costituire soglie, perché sulle soglie si incontrano pensieri diversi e si creano pensieri nuovi; e anticamere, per non lasciarsi fare domande.

03/06/2019
Io sono lo stolto che guarda il dito, ché a indicare la luna sono capaci tutti.

5/05/2019
Bramante, Pavia

Pavia Duomo 4

22/04/2019
Ho immaginato case in colline piene di sole, silenziose, gialle di grano o rosse di maggiorana, pensando la vita felice che in quelle case si poteva vivere.
La felicità semplice delle colline piene di sole, gialle di grano o rosse di maggiorana.

Layout 1

 26/01/19
Istituire una distanza, segnare una differenza

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15/02/19
L’architettura lascia la casa. Con la scomparsa della classe media, della borghesia,  l’architettura torna ad occuparsi quasi esclusivamente di palazzi, di opere pubbliche, delle dimore dei signori. Come in tempi non lontani, come nel Rinascimento. Questo è il motivo per cui l’arredamento diventa di nuovo importante. Fino alla seconda metà del secolo scorso si pensava che l’architettura, con i suoi muri e i suoi volumi bastasse ad arredare.  Oggi, in mancanza di qualità degli spazi, solo l’arredamento può creare una “stimmung”, una atmosfera.

 22/12/1018

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Sapienza narrativa del Carpaccio. Nel Miracolo della reliquia della Croce, del 1494, il fatto che dà nome al quadro avviene al margine della tela, sulla sinistra, quasi fuori dal campo visivo. Al centro del quadro c’è una fuga di case, tetti con strani comignoli, una terrazza sulla quale due serve battono tappeti e, in fondo, la torre di un’altra scena. Sotto, un brulicare di vita, un incontrarsi ravvicinato di barche e persone del tutto ignare di quello che avviene nella terrazza soprastante, cioè il fatto che dà titolo al quadro, che poi è il motivo per cui sono lì raffigurati. Cancogni scrive nella presentazione del volume della Rizzoli che Carpaccio era un artigiano, non un filosofo. Poi però conclude: “Io credo che non ci sia altro modo per guardare il Carpaccio che considerarlo un uomo così stupefatto dall’enorme ricchezza di vita figurativa che la realtà ci offre a ogni istante da non desiderare altro che rappresentarla, riprodurla, fissarla per sempre nella memoria, strappandola all’azione distruttiva del tempo. E l’incanto, la poesia della sua pittura nascono proprio da questo sentimento struggente della realtà che si vuole fissare e che passa. Così l’occhio acquista una funzione quasi metafisica. Lo strumento che registra, fissa, immobilizza in uno spazio ideale le care apparenze della realtà”.
Ma non è questo l’occhio di Apollo, che con uno sguardo tutto conosce, e non è questa la sete di Dioniso, che vuole vivere intera tutta la vita in un istante?  Niente male per un artigiano.

11/12/18
Qual’è la differenza tra una pianta finta e una pianta vera? Che la pianta vera è un’esperienza, mentre la pianta finta è solo un messaggio, un’immagine, è solo il racconto di un’esperienza.

Appunti 20/11/2018

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Beckmann, Salotto del principe Guglielmo di Prussia al Berlin Schloss, circa 1840 (Castello di Charlottenburg, acquerello) (M.Praz)

Appunti 29/09/2018
Canaletto
Il campo e la Chiesa di San Francesco della Vigna

il campo e la Chiesa di San Francesco della Vigna

Appunti 16/09/2018
C’è un solo Dio, il più grande fra gli dei e gli uomini, che non somiglia agli uomini né per il corpo né per il pensiero; egli infatti resta sempre fermo nello stesso luogo senza muoversi affatto, tutto intero vede, tutto intero pensa, tutto intero sente e senza fatica governa tutte le cose con la forza della sua mente.
Pini e cipressi fiancheggiano i larghi sentieri. Là sotto giacciono uomini morti da tempo: nera, nera, la lunga notte li avvolge…
Giù nel profondo, sotto alle Gialle Sorgenti, migliaia d’anni giacciono senza svegliarsi.
Luce e buio si alternano all’infinito, gli anni svaniscono come rugiada al mattino. E così in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi lunghi cieli sopra il New Jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale,  e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità, e so che a quell’ora nello Iowa i bambini stanno piangendo, nella terra dove lasciano piangere i bambini, e che stanotte spunteranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Puh?, e che la stella della sera sta tramontando e spargendo le sue fioche scintille sulla prateria proprio prima della notte fonda che benedice la terra, oscura tutti i fiumi,  avvolge le vette e abbraccia le ultime spiagge, e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty,  penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre, che mai trovammo,  penso a Dean Moriarty.

Senofane (580 aC),  Dinastia dei Han (206 aC. – 220 dC), Jack Kerouac (1955)

 

Appunti 16/09/2018
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Appunti 09/09/2018
Rieuldorang Atelier, Baomaru House, Cheogdo-gun, South-Korea.
A volte penso che la mia avversione per il bianco, come colore e come concetto, sia in realtà solo invidia. O anche paura di rimanere affascinato. Perché il bianco è soprattutto intenzione, cioè lavoro congiunto di volontà e intelligenza, che inebria, e tuttavia non riesce a dar conto delle differenze. O forse nel bianco le differenze possono risaltare?
Poi c’è l'”amor vacui”, con la promessa di libertà che si porta dietro, destinata tuttavia a rimanere tale. Il gioco comunque funziona. La casa bianca diventa scatola, oggetto che si può ritagliare, muovere, piegare e scomporre.
Ma dove nasconderemo i nostri bottoni?
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Appunti 02/07/18
L’Architettura è dove non viene cercata, si manifesta quando non la si nomina, quando rimane fuori dall’intenzione dell’intelligenza.)

Appunti 01/05/2018
Che cos’è conoscere? Il riportare qualcosa di estraneo a qualcosa di noto, di familiare. Prima proposizione: ciò a cui siamo abituati non viene più da noi considerato un enigma, un problema.  Smussamento del sentimento del nuovo e dello strano: tutto ciò che accade regolarmente non ci sembra più problematico.  Perciò quello di “cercar la regola” è il primo istinto di che conosce, mentre naturalmente per il fatto che si sia trovata la regola niente ancora è “conosciuto”!
– Di qui la superstizione dei fisici: dove possono perseverare, cioè dove la regolarità dei fenomeni consente di applicare formule abbreviative, credono che si sia conosciuto. Sentono “sicurezza”, ma dietro questa sicurezza intellettuale sta l’acquietamento della paura: vogliono la regola, perché essa toglie al mondo il suo aspetto pauroso. La paura dell’incalcolabile come istinto segreto della scienza.
La regolarità addormenta l’istinto che interroga (cioè che teme): “spiegare”, ossia mostrare una regola dell’accadere. Credere alla “legge” significa credere alla pericolosità dell’arbitrario.  La buona volontà di credere alle leggi ha portato al trionfo della scienza (specialmente nelle epoche democratiche).
(F. Nietzsche, Frammenti postumi 1885/87,  5 – 10)

Appunti 25/04/2018
Chi è creativo avvelena anche te.
Digli di smettere.

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progetto di paesaggio siciliano con casa.

Appunti 27/03/2018
Il gesto ripetitivo consente di sospendere il tempo.  Sospendere il tempo significa avere la possibilità di pensare senza necessità di instaurare immediate sequenze di pensieri, laddove ogni sequenza implica un oltrepassamento, un superamento.
Uscendo dall’obbligo della sequenza di pensieri attraverso la messa in atto di una sequenza di gesti, si possono contemplare tutti i momenti, tutti i pensieri compresenti, cioè presenti insieme. In effetti è come se il tempo venisse normalmente scandito dal pensiero, per cui è necessario che i pensieri trascorrano,  per assecondare il trascorrere del tempo. In questo modo, grazie al trascorre dei pensieri, diamo forma e sostanza al trascorre del tempo. Inibendo il trascorrere dei pensieri si ferma anche il trascorrere del tempo. Mantenendo in presenza pensieri diversi, sono possibili più associazioni, più confronti, più concepimenti di pensieri nuovi. Dunque più soluzioni, o semplicemente più possibilità, il che non è poco, anzi, è tutto. Il pensiero non razionale nato dal fluttuare di pensieri diversi dentro ad un movimento ritmico si rivela più efficace di quello razionale lineare della scrittura e del linguaggio, che della scrittura oramai è funzione.

Appunti 14/03/2018
Una “cosa in sé” è altrettanto assurda di un “senso in sé”,  di un “significato in sé”. Non si dà un “senso in sé”; perché si possa dare un fatto bisogna sempre prima introdurvi un senso.  Il “che cos’è ciò?” è un dar senso, visto da un’altra cosa. L’ “essenza”, l'”entità” sono qualcosa di prospettivistico e presuppongono già una pluralità. Alla base c’è sempre un: “che cos’è ciò per me?”(per noi, per tutto ciò che vive, ecc.).
Una cosa sarebbe designata solo quando rispetto a essa tutti gli esseri avessero domandato e risposto il loro “che cos’è ciò?”. Posto che mancasse un’unico essere, con le sue relazioni e prospettive verso tutte le cose, la cosa non sarebbe ancora “definita”.
(F. Nietzsche, Frammenti postumi 1885/87,  2 – 149)

Appunti 02/03/2018
Essere un bravo architetto oggi equivale ad essere un bravo costruttore di barche in un paesino di montagna: una cosa del tutto inutile.

Appunti 16/02/2018
Con dei contadini, per esempio, a volte ho dubitato che sappiano cos’è un paesaggio, un albero. Si. Le sembrerà strano:  ho fatto a volte delle passeggiate, ho accompagnato un fittavolo che andava a vendere le patate al mercato. Egli non aveva mai visto la Sainte-Victoire.  Sanno cos’è stato seminato qui, là, lungo la strada, che tempo farà domani, se la Sainte-Victoire è incappucciata oppure no,  lo sentono dall’odore, come gli animali,  come un cane sa che cosa è questo pezzo di pane,  soltanto secondo i loro bisogni, ma che gli alberi siano verdi, e che questo verde è un albero, che questa terra è rossa e che questi rossi franosi sono colline, io non credo, realmente, che la maggior parte di loro lo sentano, che lo sappiano,  al di là del loro inconscio utilitario. Bisogna che, senza perdere nulla di quello che sono, io raggiunga un simile istinto e che questi colori disseminati nei campi diventino per me il significato di un’idea, come per loro di un raccolto. (…) A forza di lavorare il mio campo, dovrebbe germogliarvi un bel paesaggio.

Appunti 04/02/2018
Ci sono le case, e poi ci sono le ikee. Le ikee sono i luoghi dell’omologazione e della provvisorietà.  Sono i luoghi dell’alienazione, cioè sono dei non luoghi, uguali in tutto il mondo, come gli aeroporti, le stazioni, i centri commerciali. I non luoghi sono la possibilità di sentirsi sempre a non-casa in qualsiasi parte del mondo, e quindi di ritrovare il calore della familiarità, anche se è familiarità con lo squallore.
Come quando si accende il riscaldamento della macchina per avere un po’ di calore umano. Funziona.

Appunti 02/02/2018
Il reale è un immenso e mutevole campo di relazioni modificato dall’osservatore che vuole conoscerlo e con ciò stesso lo altera ovvero dal narratore, la cui parola non ha davanti a sé una totalità organica da rappresentare né una informe da plasmare e costituire dialetticamente, bensì una struttura di reazioni interdipendenti che si trasforma ed aggiusta parallelamente alla scrittura del romanzo, il quale perciò non può mai assestarsi in una forma definitiva bensì muta, al pari della verità, – dice Musil – come la forma di un sacco via via riempito di nuovi contenuti.
(Magris, Dietro quest’infinito,  su Nuova Corrente 79/80, 1979)

Appunti 26/01/2018
Abbiamo smarrito il senso della misura, occultato le prove, disinnescato le mine, invertito la rotta, raggiunto la meta, rincorso la fortuna, colto l’attimo, evitato l’irreparabile,  chiuso le porte stagne, spento le luci di posizione, avuto avuto avuto, dato dato dato, colto nel segno,  rotto i ponti, rotto gli indugi, rotto gli argini, mollato gli ormeggi, pescato nel torbido, recuperato le posizioni, intavolato discussioni, ripristinato i collegamenti, abbattuto i costi di produzione, dissipato ogni dubbio, gettato le basi, evitato i compromessi, respinto le obiezioni, finito le munizioni.

Appunti 19/12/2017
(Che cosa non dev’essere un’architetto?
Non deve essere visto.)
“Tutti i giardini del mondo (cinesi, giapponesi, indiani, iranici, arabi, europei…) sono artificiali; però in quelli cinesi e giapponesi, ma soprattutto in quelli giapponesi, la mano dell’uomo non si deve vedere.
Gli altri giardini del mondo celebrano il dominio dell’uomo sulla natura, quindi si presentano con disegni geometrici, con simmetrie ottenute grazie alla ferrea disciplina delle piante raccolte in aiuole, vasi, bordure, spalliere, degli alberi allineati in viali, delle acque fatte zampillare da fontane o raccolte in vasche, e si ornano di statue che sottolineano ancor più la presenza regale dell’essere umano.
I giardini della Cina e del Giappone mirano alla fusione dell’uomo nella natura, quindi sono deliziosamente disordinati e asimmetrici, ricchi di sorprese e di angolazioni impreviste.
La mano dell’uomo c’è, ma deve restare del tutto nascosta. Il risultato finale deve somigliare ad uno spazio incantato della natura, dove gli elementi più squisiti del paesaggio, sassi, alberi, cespugli, acque, si siano radunati casualmente per la delizia e l’ispirazione del visitatore. I fiori sono ammessi, ma non in misura maggiore di quanto si potrebbe riscontrare negli stessi luoghi prima dell’avvento dell’uomo.
I giardini dell’occidente sono splendidamente antropocentrici, quelli del Giappone rigorosamente naturocentrici. Gli uni sono ispirati da una religione in cui si proclama come insegnamento di base che l’essere umano fu creato a immagine di Dio; gli altri sono pervasi da una fede, il Buddhismo, in cui l’umanità si perde nelle voragini del tempo, rivestendo potenzialmente forme a miriadi.
Alle radici dello spirito con cui i giapponesi costruirono i loro giardini, brilla forse anche la vaga e poetica mitologia dei culti Scinto, secondo la quale gli dei, i Kami, pervadono misteriosi e silenziosi ogni aspetto della natura.”
(Dalla prefazione di Fosco Maraini al libro di Paola Di Felice “L’universo nel recinto”, Olschki, 2012)

Appunti 18/12/17
La terra è diventata nera. Il cielo conserva ancora un po’ di luce,  celeste vicino all’orizzonte, appena sopra una fascia sottile di fuoco spento. Una stella leggera, e il graffio luminoso della luna. L’arte nasce dal contrasto, nelle pieghe della superficie, nella non-linearità dell’essere, nella sua non-chiarità, non-univocità, non-completezza.

Appunti 14/12/17
Corso di Disegno e di Composizione
Lo scopo di questo corso non è di insegnare le tecniche del disegno, perché la sperimentazione della propria tecnica costituisce l’unico ambito in cui, a giusto titolo, ognuno può esercitare la sua creatività; bensì di insegnare il disegno come metodo per comporre, laddove la composizione non è che il lavoro per condurre la forma alla regola.
Ma si può imparare la regola solo dopo averla scoperta dentro di noi. Questo è lo scopo del corso.

Appunti 12/12/2017
Tuttavia la natura ha aggiunto le mani al nostro corpo prima di tutto per il linguaggio.  Se l’uomo ne fosse sprovvisto, le parti del viso sarebbero state formate in lui, come quelle dei quadrupedi, per consentirgli di nutrirsi: il suo viso avrebbe una forma allungata,  assottigliata nella regione delle narici, con labbra prominenti, callose, dure e spesse, adatte a strappare l’erba; ci sarebbe tra i denti una lingua completamente diversa da quella che c’è,  carnosa, resistente e ruvida,  per impastare insieme ai denti gli alimenti; sarebbe umida, in grado di far passare il cibo sui lati, come quella dei cani o degli altri carnivori,  che lo fanno scivolare tra gli interstizi dei denti.  Se il corpo non avesse le mani, in che modo si formerebbe in lui la voce articolata? Le parti che circondano la bocca non sarebbero conformi ai bisogni del linguaggio. L’uomo, in tal caso, sarebbe costretto a belare, a lanciare gridi, ad abbaiare,  a nitrire, a muggire come i buoi o ragliare come gli asini o far sentire degli ululi come le bestie selvagge.
(Gregorio di Nissa, Trattato della creazione dell’uomo,  379 d.C.)

Appunti 10/12/2017
Il corpo umano, il quale è un opera perfetta, e bellissima fatta dal grande Iddio a simiglianza della sua Immagine, con grandissima ragione è stato chiamato mondo minore. Perché contiene in sé con più perfetta composizione, e con più sicura armonia, tutti i numeri, le misure, i pesi, i moti ed elementi.  Onde da lui principalmente, e non da altra fabbrica che uscisse dalla mano d’Iddio e dalle sue membra fu tolta la norma, ed il modello di formar i Tempj, i Teatri, e tutti gli edificj con tutte le sue parti come colonne, capitelli, canali e simili; naviglij, machine ed ogni sorte di artificio.
(G.P. Lomazzo, Idea del tempio della pittura, Milano 1590)

Appunti 07/10/17
Non esiste un’etica dell’immagine. L’immagine è falsa per natura, volendo rappresentare attraverso un processo riduttivo un’entità sempre infinitamente più complessa. L’unica cosa saggia che si può fare con le immagini è bruciarle.

Appunti 05/12/17
“E così in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi lunghi cieli sopra il New Jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale, e penso a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità, e so che a quell’ora nello Iowa i bambini stanno piangendo, nella terra in cui si lasciano piangere i bambini, e che stanotte spunteranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Phu?, e che la stella della sera sta tramontando e spargendo le sue fioche scintille sulla prateria proprio prima dell’arrivo della notte fonda che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge le vette e abbraccia le ultime spiagge, e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre, che non abbiamo mai trovato, penso a Dean Moriarty.”
(J. Kerouac, Sulla strada, 1951)

Appunti 27/11/2017
Nei primati, esiste un equilibrio coerente fra le azioni della mano e quelle della faccia, e la scimmia utilizza in modo meraviglioso questo equilibrio, fino al punto di far assumere alle guance quella funzione di strumento di trasporto alimentare che la mano, ancora impegnata nella deambulazione, non può assolvere. Negli antropiani primitivi, la mano e la faccia in un certo senso divorziano,  e le vediamo porsi in concorrenza per cercare un nuovo equilibrio,  la prima per mezzo dell’utensile e la gesticolazione, l’altra della fonazione. Quando appare la figurazione grafica, si ristabilisce il parallelismo, la mano ha il suo linguaggio la cui espressione è in rapporto con la visione, la faccia ha il suo che è legato all’audizione, e tra i due domina quell’alone che conferisce un carattere particolare al pensiero precedente la scrittura propriamente detta: il gesto interpreta la parola, questa commenta il grafismo.
Nella fase del grafismo lineare che  caratterizza la scrittura, il rapporto tra i due settori subisce una nuova evoluzione: fonetizzato e lineare nello spazio, il linguaggio scritto si subordina in modo totale al linguaggio verbale, fonetico e lineare nel tempo. Scompare il dualismo verbale-grafico,  e l’uomo dispone di un apparato linguistico unico, strumento  di espressione e di conservazione di un pensiero a sua volta sempre più incanalato nel ragionamento.
(A. Leroi Gourhan, Il gesto e la parola, Einaudi, vol. I pag. 246)

Appunti 19/11/2017
Dopo essere discesi in un luogo sotterraneo vicino al tempio dell’Eternità, l’oratore interpella l’idiota intento a costruire un cucchiaio da un pezzo di legno.
ORATORE.  Arrossisco, idiota: ti fai trovare da questo massimo filosofo intento in lavori così rozzi! Egli non crederà di poter ascoltar da te nessuna teoria.
IDIOTA.  Mi dedico volentieri a questi esercizi che nutrono sostanziosamente il corpo e la mente. Credo che se questi, che tu mi conduci, è un filosofo, non mi disprezzerà perché mi dedico all’arte dei cucchiai.
FILOSOFO. Ben detto. Si legge che anche  Platone  in certi momenti si dedicava alla pittura il che, si pensa, non avrebbe mai fatto se ciò fosse stato contrario alla speculazione.
ORATORE  Per questo forse Platone aveva familiarità con gli esempi tratti dall’arte della pittura, grazie ai quali rese facili grandi cose.
IDIOTA.  Servendomi di questa mia arte indago, con simboli, ciò che mi interessa, nutro la mente, faccio cucchiai e ristoro il corpo. Perciò ottengo ottengo tutte le cose che mi sono necessarie quanto basta.
(Cusano, Dialoghi dell’idiota, La Mente, Libro 3 cap. 1)

Appuni 14/11/2017
… Scrivo per l’orrore di fare le valigie – dovrei appallottolare le calze.La mia grande avventura in realtà è Proust. Be – cos’altro resta da scrivere dopo di lui? Sono solo al primo volume, e immagino che si possano trovare dei difetti, ma sono stupefatta: come se si compisse un miracolo davanti ai miei occhi. Com’è riuscito finalmente qualcuno a cristallizzare ciò che è sempre sfuggito – e persino a trasformarlo in questa sostanza stupenda e perfettamente duratura? Si deve posare il libro e restare a bocca aperta. ll piacere diventa fisico, come se si combinassero sole, vino, uva, perfetta serenità e profonda gioia di vivere. Con Ulisse non è affatto così. Mi incateno a quel libro come un martire al palo del supplizio, ed ora, grazie a Dio, l’ho finito. Il mio supplizio è terminato. Spero di venderlo per quattro sterline e dieci scellini (mi accorgo che il mio linguaggio non è chiaro come potrebbe essere). Ma questo è soltanto un virtuosismo per risvegliare la tua memoria che, immagino, si è sciolta al sole.
Qui stanno costruendo il muro del cimitero, e la signora Dedman, mi spiace dirlo, ha rubato cinque asciugmani per la faccia.
Sempre tua. V.W.
(V. Woolf a R. Fry, 3/10/1922)

Appunti 18/10/2017
Anche in pieno giorno nella Stanza del Tè, la luce è sempre soffusa, poiché gli spioventi del tetto lasciano a malapena penetrare pochi raggi di sole.  Ogni cosa è delicata nel colore, dal pavimento al soffitto; anche gli invitati hanno scelto con cura le loro vesti, optando per le tinte più discrete. La patina del tempo ricopre ogni oggetto, poiché in questo luogo non è ammesso niente di nuovo all’infuori del lungo cucchiaio di bambù ed all’asciugatoio di tela che deve essere nuovo e di una candore immacolato. Ogni utensile deve essere lindo e pulito, per quanto vecchio esso sia.  Anche l’angolo della Stanza del Tè più remoto non deve conoscere il benché minimo strato di polvere, poiché se così non fosse il padrone di casa non potrebbe ritenersi un Maestro del Tè, che deve possedere come principali qualità, quella di scopare, pulire e lavare da se stesso la Stanza. Anche pulire e spolverare è un arte. Un antico oggetto di metallo non deve venire lucidato sconsideratamente, con l’energia che v’impiegherebbe una massaia olandese.  Su un vaso da fiori le gocce d’acqua non devono venire asciugate ma lasciate, cosicché possano richiamare la rugiada e la freschezza. A questo proposito c’è una storia di Rikyu che evidenzia molto bene il pensiero dei Maestri del Tè riguardo alla pulizia. Rikyu un giorno stava osservando suo figlio Sho-an che scopava e innaffiava il sentiero del giardino.
“Non è ancora pulito” , disse Rikyu quando Sho-an finì il suo lavoro, e gli ordinò di cominciare di nuovo.  Dopo un’ora di lavoro il giovane disse al padre:
“Padre, non ho più niente da fare. Ho lavato i gradini tre volte, ho versato l’acqua sulle lanterne di pietra e sugli alberi muschio e lichene scintillano di un fresco verde. Non ho lasciato in terra né una foglia, né un ramoscello”.
“Giovane scriteriato!”, esclamò il Maestro del Tè, “non è così che si scopa un sentiero”, e Rikyu scese nel giardino, scosse un albero e sparse per terra le foglie d’oro e porpora, lembi del manto di broccato autunnale! Quello che Rikyu voleva non era solo ordine e pulizia, ma anche bellezza e naturalezza.
(Okakura Kakuzo, Il liro del Tè, 1906)

Appunti 10/10/2017
E’ assolutamente evidente a tutti i Pitagorici e Accademici che il mondo e l’anima vennero innanzi tutto definiti da Timeo di Locri, e quindi da Platone,  per mezzo di alcune leggi e proporzioni musicali, appunto come un eptacordo fatto di sette corde (limitibus), che inizia con l’unità,  raddoppia fino al cubo di 2 (vale a dire 2 alla terza = 8) e triplica fino al cubo di 3 (vale a dire 3 alla terza = 27).  Secondo gli scritti  di Pitagora si riteneva che in questi scritti e proporzioni fosse stata composta e resa perfetta la struttura dell’anima e del mondo intero. E dal dispari come dal maschile,  e dal pari come dal femminile, da questi poteri uniti tutto è generato. Ma nel cubo dell’uno e dell’altro, essi dicevano, l’opera si compiva.  Poiché  nessuno può procedere al di là di una terza dimensione, né in lunghezza, né in altezza, né in profondità. E perciò, ogni potere di attività  e di passività è contenuto in questi numeri e proporzioni, e tutte le armonie si raccolgono in essi.
(Francesco Giorgi, De Harmonia mundis totius, Venezia, 1525)

Appunti 8/10/2017
Il disegno è un processo dialettico in cui il pensiero, la mano e la forma dialogano a partire da una richiesta (desiderio), fino a raggiungere  un equilibro tra quello che si chiede e quello che si ottiene che prima non esisteva. Il dialogo presuppone un duplice lavoro: un lavoro di richiesta (formulazione della domanda) e un lavoro di ascolto (analisi della risposta).
In questo modo, con domande e risposte, e quindi col tempo necessario per individuare e formulare le giuste domande e per valutare le conseguenze delle risposte, il dialogo procede fino a raggiungere uno stato di equilibrio che la parte richiedente ritiene soddisfacente.

Appunti 26/09/2017
Dio sa cosa ci piace, anche se, tutto sommato, quello che piace a me è, prima di tutto, fare una passeggiata; poi prendere il tè; poi sedere a pensare a tutte le cose belle che potrebbero succedere.
(V. Woolf, Lettera a Vanessa Bell)

Appunti 25/09/2017
L’azione è nei momenti sospesi, nelle cose immobili, nelle frasi non dette, nei pensieri non espressi,  nella successione dei luoghi e delle immagini, nel silenzio della distanza,  nella comparsa del ricordo.
Tutto questo succede perché i giorni acquistano spessore, una volta che sono passati, e col tempo diventano sempre  più pesanti. Le cose dette e le cose fatte si mescolano alle cose non dette e alle cose non fatte, al punto che non riesci più a distinguere le une dalle altre, resti in silenzio senza sapere cosa dire,  e questo silenzio viene interpretato come una risposta, anche se non lo è, perché c’è sempre qualcuno che fa domande, nella stanza.

Appunti 25/09/17
L’ozio rende lente le ore e veloci gli anni. L’operosità rapide le ore e lenti gli anni. L’infanzia è la massima operosità perché occupata a scoprire il mondo e  svariarselo.
Gli anni diventano lunghi nel ricordo se ripensandoci troviamo in essi molti fatti da distendervi la fantasia. Per questo l’infanzia appare lunghissima. Probabilmente ogni epoca della vita si moltiplica nelle successive riflessioni delle altre: la più corta è la vecchiaia perché non sarà più ripensata.
Ogni cosa che ci è accaduta è una ricchezza inesauribile: ogni ritorno a lei l’accresce e l’allarga, la dota di rapporti e l’approfondisce. L’infanzia non è soltanto l’infanzia vissuta, ma l’idea che ce ne facemmo nella giovinezza,  nella maturità, ecc.  Per questo appare l’epoca più importante, perché è la più arricchita dai ripensamenti successivi.
Gli anni sono un’unità del ricordo; le ore e i giorni, dell’esperienza.
(Pavese, 10 dicembre 1938)

Appunti 23/09/17
Passavo la sera seduto davanti allo specchio per tenermi compagnia…
(Pavese 6 ottobre 1938)

Appunti 23/09/17
Tutto è sempre e necessariamente autoreferenziale.  L’unico esperienza comune possibile è nella consapevolezza dell’impossibilità di una resa oggettiva, cioè a-soggettiva.

Appunti 20/09/2107
Dio come Critico d’Arte. Infondo era questo che cercavamo. Avendo maturato la consapevolezza della ingannevole natura della forma, abbiamo sperato di poter demandare il giudizio a qualcuno che potesse vedere la verità  che la forma nasconde. Poi abbiamo capito che la forma è verità in sé, ed è venuta meno l’esigenza del giudizio, dunque del Critico.

Appunti 22/09/2017
Il caro vecchio Saxon ci ha rotto il telefono. Mi ha  telefonato ogni giorno per tre settimane, senza mai riuscire ad avere la comunicazione, col risultato che il nostro telefono talvolta suona tutta la notte, e quando vai a rispondere non c’è nessuno. E’ tipico di Saxon.
(Virginia Woolf, lettera a  Vanessa Bell, 13/11/1911)

Appunti 16/09/2017
Gli ingenui, i sani, paghi del possesso,  vivono nella felicità dell’attimo.
I febbricitanti,  coloro che non sanno rinunciare alla pienezza perduta,  vivono nella perenne tensione fra memoria e futuro

Appunti 03/09/2017
Crisippo afferma che la bellezza non risiede nei singoli elementi,  ma nella armoniosa proporzione delle parti, nella proporzione di un dito rispetto all’altro,  di tutte le dita rispetto al resto della mano, del resto della mano rispetto al polso,  di questo rispetto all’avambraccio, dell’avambraccio rispetto all’intero braccio, infine di tutte le parti rispetto a tutte le altre come è scritto nel canone di Policleto.
Crisippo affirms that beauty does not reside in single elements, but in the harmonious proportion of the parts, in the proportion of one finger in relation to the other, of all the fingers to the rest of the hand, the rest of the hand to the wrist, of this in relation to all the forearm, the forearm in relation to the whole arm, and finally all the parts compared to all the others as it is written in the canon of Policleto.
(Galeno, Placita Hippocratis et Platonis, V. 3)

03/08/2017
Se anche il dire che la grandi narrazioni hanno esaurito il loro compito, e il riconoscerle come narrazioni – cioè come interpretazioni ideologiche funzionali al conseguimento di uno scopo – si costituisce esso stesso come narrazione, significa che una narrazione vale l’altra. Posto cioè che anche il racconto della mancanza di narrazioni – e dunque dell’esistenza di un universo caotico e casuale in cui la realtà è inevitabilmente una visione antropomorfica del reale, che quindi sfugge ad ogni criterio di qualificazione – si configura come strumento ideologico funzionale ad una nuova ed avanzata fase del capitalismo, non più “neo”, ma a questo punto “ultra”, giunti dove siamo, non potendo resuscitare Dio, possiamo almeno pensare a buon diritto che proporzioni e rapporti dimensionali armonici possano avere valore simbolico e rimandare ad una moralità dell’essere nel mondo, che anche se solo culturale, cioè convenzionale, tuttavia illumina l’oscurità quantistica di una luce che nient’altro può produrre.
E quindi, potendo scegliere tra la narrazione del Guggenheim di Gehry e quella della Rotonda di Palladio scegliamo quest’ultima, che ci parla di un mondo che al pari dell’altro non esiste, ma della cui bellezza, se esistesse, non potremmo che andare fieri.

Appunti30/07/2017
Rumori
Se stormiscono i vecchi meli è diverso. Se stormiscono le cime degli alberi, è diverso. Se il vento mugghia nei campi, è diverso. Se stormiscono i cespugli di salici, è diverso. Se il vento soffia sui prati alpini, è diverso. Se si scuotono i rosai nel giardino, è diverso. Se sussurrano le betulle, è diverso. Se strilla una lepre colpita a morte, è diverso. Se una civetta si lamenta la sera al margine del bosco, è diverso. Se il corvo mezzo assiderato gracchia, è diverso. Se il canarino canta a squarciagola nonostante la prigionia, è diverso. Se il cane randagio guaisce, è diverso. Se il neonato nella culla respira impercettibilmente, è diverso.
Ogni rumore è diverso dall’altro, ma pochissimi lo sentono!
(Peter Altemberg, Favole della vita,Adelphi, 1981, )

Appunti 27/07/2017
La casa della zia Pina aveva un bagno con una finestra piccola e alta che si apriva su un giardino quadrato. Una scala portava da nessuna parte, dove trovammo nascosti i regali di Natale, e una stanza col pavimento ricoperto di mandorle.

Appunti 26/07/2017
Ogni cosa, accadendo, si faceva ricordo, perché accadeva dentro di me prima che fuori.  Era come se la lunga giornata l’andassi facendo io, e perciò niente, della stanza e della sera,  mi era estraneo;  nemmeno il corpo che accoglieva il mio, e la voce sommessa.
Una sera le nuvole si addensaronoo, e piovve tutta la notte.  Io attendevo a una finestra che non era la nostra, e gli spruzzi e le gocciole mi giungevano in faccia.  Sapevo che l’indomani la luce sarebbe stata più viva, e più fresca l’ombra,  e non ebbi fretta di rientrare dov’ero aspettato.
Era l’ultima pioggia dell’estate,  e cambiò il colore della città.
(C. Pavese, L’estate)

Appunti 23/07/2017
La cancellazione dello spazio che circonda la parte inquadrata è per me importante quanto il rappresentato, ed è grazie a questa cancellazione che l’immagine assume senso diventando misurabile.
Contemporaneamente l’immagine continua nel visibile della cancellazione, e ci invita a vedere il resto del reale non rappresentato. Questo duplice aspetto di rappresentare e cancellare non tende soltanto ad evocare l’assenza di limiti escludendo ogni idea di completezza o di finito, ma ci indica qualcosa che non può essere delimitato, e cioè il reale.
L’incontro quotidiano con la realtà, le finzioni, i surrogati, gli aspetti ambigui, poetici o alienanti,  sembra negare ogni via d’uscita dal labirinto,  le cui pareti sono sempre più illusorie tanto che ci  potremmo confondere con queste..
Il senso che cerco di dare al mio lavoro è quello di verificare come sia ancora possibile desiderare e affrontare la strada della conoscenza per poter infine distinguere l’identità precisa dell’uomo, delle cose della vita, dall’immagine dell’uomo, delle cose della vita.
(Luigi Ghirri, introduzione a Kodachrome, 1976)

Appunti 17/07/2017
Non possiamo girare con lo sguardo il nostro angolo.  E’ una curiosità disperata voler sapere cosa potrebbe esserci ancora per altre specie di intelletto e di prospettive: per esempio, se chissà quali esseri  possono avvertire il tempo a ritroso,  oppure alternativamente in senso progressivo e regressivo (con la qualcosa sarebbe data un’altra direzione della vita e un altro concetto di causa ed effetto).
(F. Nietzsche, Gaia Scienza, Adelphi)

Appunti 16/07/2017
Tutto quello che mi resta sono quindici fotografie
dentro quindici diverse cornici
sul tavolo della mia stanza
nella mia casa di vecchio
accanto al mio letto
e alla fine della mia vita.
Nient’altro.

Appunti 12/07/2017
Io sono l’architettura.  Posso costruire un mondo per te.  Posso farti vedere come sei senza bisogno di usare specchi, posso farti diventare una casa, posso dare al meglio di te modo di esistere.
Ho conosciuto luoghi diversi e mi sono svegliato diverso in ogni luogo.  Ho conosciuto uomini e donne, ho dormito con loro, ho ascoltato le loro preghiere,  ho condiviso le loroo speranze, conservandole tra le mie mura spesse, che non si disperdessero, non venissero vendute.

Appunti 10/07/2017
Io disincarno, e fino a un certo punto volontariamente, perchè diffido della realtà, del suo basso prezzo.
(V.Woolf, lettera a Vanessa Bell)

Appunti 04/07/2017
Il mio lavoro consiste nel creare incontri fortuiti,  sequenze coordinate di cose che accadrebbero comunque  con le stesse sequenze ma per vie naturali.
Questi incontri sono sempre testimonianza di altro sentire, passaggi di stato, momenti di sospensione; è in queste qualità del tempo la verità,  l’unica possibile conoscenza, quella che ci rende liberi, come eravamo prima di cominciare a parlare.

Appunti 01/07/2017
Di Porto Civitanova
Qui mi condusse il lungo
Vaneggiare degli anni
Che ora lieto ora triste e sempre invano
Come un fanciullo mi volgeva.
I tempi
Passati, i tormentosi giorni, qui
non mi dolgono più; nuova discende
Ogni immagine e quieta.

E m’addormenta con soave sonno
Ogni senso la musica continua
Dell’onde e il fiato dell’opaco mare
Che deserto scompare oltre le nebbie.

E deserta è la riva. I pescatori
Hanno lasciato sulla ghiaia tutte
Le barche e sono andati con le ceste
Colme di pesca che brillò nel sole
Bianco, stamani.
Ora alle antenne si lamenta il vento.

A questa riva mi ritrovo: stanco
Ma non deluso. Povero; ma basta
Che mi segga sul fianco d’una barca
A riparo dell’aria
Sibilante, perché le mie miserie
Dimenticando e il mio penoso andare
Tra i volti umani,

Come quando fanciullo oltre i miei colli
Aspettavo bramoso il primo raggio
Di sole, attenda ancora,
Ma senza affanno e solo mesto, un cenno
Un lume, un volo, una speranza, qualche
Voce che dall’opaco mare chiami.
(Franco Fortini, da “Foglio di Via”, 1946)

Appunti 24/06/2017
Mia cara Violet,
ho una confessione da farti. Sposerò Leonard Woolf. E’ un ebreo squattrinato.  Sono più felice di quanto chiunque abbia mai ritenuto possibile,  però voglio a tutti i costi che piaccia anche a te. Possiamo venire tutti e due martedì? O preferisci che venga da sola? E’ stato un grande amico di Thoby, poi è andato in India ed è tornato l’estate scorsa, quando io l’ho conosciuto, e abita qui  da quest’inverno. Sei sempre stata una creatura talmente meravigliosa, talmente deliziosa,  e io ti ho sempre voluto tanto bene da quando ero bambina che, se tu disapprovassi mio marito, non lo sopporterei. Abbiamo parlato moltissimo di te. Gli ho detto che sei alta più di un metro e novanta, e che mi vuoi bene.
Il mio romanzo è quasi finito. L. pensa che  quello che scrivo sia la parte migliore di me. Avremo da lavorare sodo. Trovi che questa mia lettera sia incoerente? L’unica cosa che deve essere chiara è  il senso del mio profondo affetto per te. Quanti fastidi ti ho procurato, e quante cose mi hai dato tu, sempre!
il tuo pas (erotto).
(Virginia Woolf, lettera a Violet Dickinson, 4 giugno 1912)

Appunti 12/06/2017
Guardo un affresco del Perugino. Immagino che abbia visto le cose raggruppate, contenute dentro precise e immutabili forme; espresse in facce, azioni (che ?) non esistono; tutta la bellezza era contenuta nella fugace apparizione della figura umana. L’ha vista come suggellata nell’attimo, senza una traccia di paura o del futuro. Il suo affresco mi sembra infinitamente silenzioso; come se la bellezza vi fosse giunta a nuoto e vi fosse rimasta, sopra ogni altra cosa, il discorso, i sentieri che si snodano,  il rapporto tra un cervello e l’altro, non esistono.
Ogni parte ha un rapporto di dipendenza con le altre; compongono un’idea dentro la sua mente. Quell’idea non ha niente a che fare con qualsiasi cosa possa essere espressa con le parole.  Un gruppo sta lì senza nessun rapporto con la figura di Dio. Sono dunque riunite perché le loro linee e i loro colori sono in relazione e esprimono un’idea della bellezza nella sua mente.
Per quanto riguarda lo scrivere,  anch’io voglio esprimere la bellezza – ma la bellezza (simmetria?) della vita e del mondo in azione.  Conflitto? è questo? Se c’è un’azione nella pittura è solo quella di mostrare delle linee, ma con in mente il fine della bellezza. Non c’è un diverso tipo di bellezza?  Nessun conflitto.
Io tendo a un diverso tipo di bellezza,  a raggiungere una simmetria per mezzo di discordanze infinite, mostrando tutte le tracce del passaggio della mente attraverso il mondo; e raggiungo alla fine una specie di tutto, fatto di palpitanti frammenti; questo a me sembra il processo naturale; la fuga della mente. Arrivano veramente allo stesso risultato?(Virginia Stephen, davanti agli affreschi del Perugino, nel 1908)

Appunti 03/06/2017
E se un giorno non riesci a sopportare la  vita, devi cerare di amarla – questo è sempre stato lo stratagemma delle persone più sagge.
Davvero, il colpo più audace della loro arte è stato quello di credere in un dio, proprio quando si sentivano il diavolo troppo vicino.
Essi impararono a scambiare i nomi:  e così si ingannarono sulle cose – ecco tutta l’arte dei più saggi!
I più sono troppo folli per vedere il proprio vantaggio – è la loro felicità a renderli tutti folli.
Essi sacrificano tutto per una cosa sola – è un amore come un’altro;  quest’ostinato propendere per sé pende sul capo a tutti.
Dal loro amore sgorga la loro ardente follia – questa tuttavia fa male i conti e disprezza le virtù del bottegaio.
Ma la virtù del bottegaio e le dita appiccicose di denaro e l’occhio freddo del bottegaio – tutto ciò è al di sotto anche della dignità dell’animale.
Tutto quanto può essere pagato ha poco valore: questo insegnamento io lo sputo in faccia ai bottegai.
Ci sono cose, benché i bottegai non lo sappiano – vicino alla quali il denaro suona come spudoratezza.
Il denaro passa per le dita di tutti: perciò impara a toccare il denaro con i guanti.
Lodata sia la piccola povertà; perché tutti i bottegai aspirano alla grande ricchezza.
(F. Nietzsche,Frammenti Postumi, 1882-1884, 17 (1))

Appunti 24/05/2017
Cosa mi è rimasto di Tony?  Il tavolo di legno, cinque cassettiere e una scatola di pastelli a cera.

Appunti 23/05/2017
La monotonia, l’opaca somiglianza dei medesimi giorni, la mancanza di differenza fra oggi e ieri: che ciò mi rimanga sempre, con l’anima sveglia per divertirmi con la mosca chemi distrae e svolazza a caso davantii ai miei occhi;  con la risata che si innalza volubile dalla strada,  con il grande senso di liberazione dell’ora di chiusura dell’ufficio, col riposo infinito di un giorno festivo.
(Pessoa, Il libro dell’inquietudine, Feltrinelli, p. 46)

Appunti 14/05/2017
Case d’affitto.
Nietzsche scriveva che era suo privilegio non aver mai posseduto una casa.  Non stupisce che sia stato il primo a formalizzare la morte di Dio.
Non avendo una casa puoi staccarti da terra, e avere la possibilità di crescere.
Significa sentire il peso di radici che sempre crescono e si rinnovano, ma senza terreno, nell’aria.
Significa che la tua anima impara a ritrovarsi  negli oggetti più che nei luoghi,  quegli oggetti che ti porti sempre dietro, di casa in casa, e che costituiscono il tuo involucro.
Il tuo involucro è lo spazio che ti circonda e che ti separa dal mondo, ed è uno spazio costituito dai tuoi pensieri, dai tuoi ricordi, dagli oggetti che richiamano quei pensieri e quei ricordi, e che fungono da sentinelle: verificano tutto ciò che vuole entrare nel tuo mondo e lo filtrano.
Sono come veri e propri muri, le pareti che costruisci e che puoi portare con te in ogni luogo e in ogni nuova casa.
Dunque chi non ha casa diventa casa esso stesso.
Così anche per me non possedere una casa è stata una fortuna, visto che considero un grande privilegio essere diventato io stesso una casa.

Appunti 13/05/2017
Architettura e politica.
Ricominciare a parlare, oggi, di architettura e politica, significa per esempio dire che il design, al di là dei noti e anche divertenti fatti di costume che trovano qui a Milano la loro esposizione privilegiata in quella che oramai si caratterizza come una vera e propria sagra del folklore internazionale, è invece l’espressione di sé più evoluta, in termini di capacità di appeal e mistificazione di contenuti, che il capitalismo abbia mai prodotto. La cosa veramente ripugnante è assistere al massacro di intere generazioni di designers, illuse più della nostra – se possibile – dal sistema scolastico e mediatico, e offerte all’impresa come carne da macello per costituire eserciti di manodopera altamente specializzata ma ricattabile e quindi sottopagabile. Destino comune oramai a quasi tutto l’ambito universitario. Cioè ci ripete oggi con gli studenti universitari quello che si verificò con l’emigrazione meridionale negli anni della ricostruzione: ondate in serie di manodopera, ricattabile in virtù della elevata disponibilità, immessa nel mercato per tenere bassi i costi di produzione. Cambiano gli scenari, cioè i luoghi di lavoro, si alza il livello della competizione (che diventa valore in sé), ma la sostanza (l’acquisizione e il mantenimento di privilegi) rimane la stessa. Per questo è necessario che l’architettura torni a parlare di politica.

Appunti 12/05/2017
Un minuto.
“C’è un minuto del mondo che passa, bisogna dipingerlo nella sua realtà.” (Cézanne)

“Grazie al mio campo percettivo con i suoi orizzonti spaziali, io sono presente al mio mondo circostante, coesisto con tutti gli altri paesaggi che si estendono al di là, e tutte queste prospettive formano insieme una sola onda temporale, un’istante del mondo; grazie al mio campo percettivo con i sui orizzonti temporali, io sono presente al mio presente, a tutto il passato che l’ha preceduto e a un’avvenire.”
(M. Merleau-Ponty: Fenomenologia della percezione, 1945, in Italia Il Saggiatore 1965, pag. 430)

Appunti 08/05/2017
L’architettura fa sempre politica anche quando non lo dice
Se fare politica oggi significa rappresentare ed aver cura di interessi specifici, minoritari e particolari, l’architettura non può che costituirsi come prassi volta a rappresentare e aver cura di interessi generali  (il territorio e le regole di convivenza che derivano dalla sua organizzazione),  e dunque particolari ma in senso alto, laddove pone al centro della sua ricerca la forma delle interazioni tra l’uomo nell’espressione materiale e simbolica della sua natura e il tessuto di relazioni che lo costituisce come struttura temporale.

Appunti 02/05/2017
L’architettura è la sensibilità necessaria per cogliere  la complessità degli aspetti che compongono il reale, e nello stesso tempo l’eleganza necessaria per non imporre a quegli stessi aspetti il proprio modo di essere, o l’abilità necessaria a far si che qualora ciò dovesse accadere sembrerà come se accadesse per caso, cioè in maniera naturale.
Non esiste l’architettura del paesaggio, o degli interni, o del prodotto… l’architettura può essere solo architettura di tutto, contemplazione e cura di ogni aspetto, disegno di ogni dettaglio.

Appunti 05/04/2017
In questo libro si potrà cercare quello che si sa di non poter trovare.
In questo modo si troverà quello che non si sa di cercare.
In this book you can search for what you know you can not find.
That way you will find what you don’t know to looking  for.

 

 

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